Bienale Koper


 Introduzione

Niente segnerà l'anno 2020 quanto il virus COVID-19. Nessuna idea, nessuna scoperta, nessuna rappresentazione resterà così impressa nella memoria della gente come lo resterà questo virus.
Il virus si è appropriato un intero anno del nostro quotidiano. Da certi punti di vista questa situazione segna sicuramente un punto di svolta e le conseguenze di questo periodo devono ancora essere percepite e capite. Spesso parliamo di altri tempi, o dei brutti tempi, o dei tempi inadeguati … guardando la storia, in realtà, proprio nei tempi bui sono successi avvenimenti che hanno portato un grande arricchimento al patrimonio culturale dell’umanità. Una di queste opere d’arte è sicuramente Il quartetto per la fine del tempo, composto da Olivier Messiaen nel 1940 ed eseguito per la prima volta in un campo di concentramento. Spesso mi chiedo fino a che punto siamo capaci di intuire il tempo. Non quel tempo segnato dalla corsa da un impegno ad altro e che diventa una fuga da se stessi e dalla vita, ma quel tempo che ci riempie del vero senso della nostra esistenza. Credo siamo ad un bivio. Le persone si ritrovano in un vertice di insicurezza, le istituzioni sono instabili e prevale un senso di sfiducia in esse. Forse queste sensazioni ci stanno guidando verso la fine di un’era e verso un nuovo inizio. Quindi mi domando, se insisteremo nei vecchi modelli di pensiero a causa della paura del nuovo, o se cominceremo a cercare nuovi modelli di vita, nuove strade che ci guideranno verso la conoscenza della vera essenza del senso della vita. Pensare all’organizzazione del festival in questo periodo è per me un piccolo passo verso un nuovo modo di pensare, un passo verso l’uscita dalla comfort zone, dalla paura e dall’inattività. La biennale di quest’anno è il nostro contributo e supporto alla cultura e alla musica, è una sfida a cercare modi alternativi di esprimerci e di connetterci con gli altri. Non abbiamo nessuna garanzia di poter realizzare il festival e neanche di riuscire a trovare strade alternative. Quello che però possiamo fare e di continuare a coltivare le nostre passioni, restando così svegli ed attenti alle pulsazioni della vita dentro di noi e immergerci alla riscoperta delle nostre capacità, ma anche dei nostri doveri, con la consapevolezza che ogni individuo, con il suo agire, influisce sulla vita altrui. Credo che in questo modo sentiremo in noi la forza per affrontare le nuove sfide e di andare così incontro all’inizio del tempo
Tatjana Jercog
 
 
La Biennale Koper giunge alla sua settima edizione. Nei due anni passati abbiamo lavorato molto alla definizione di un programma, di una linea di pensiero, immaginando persone, musicisti, amici, le loro voci, i loro strumenti, le tante caratteristiche che rendono unico un artista, un compositore. Abbiamo poi concepito ciascun concerto in un luogo preciso, per donargli una cornice che facesse da sfondo degno delle musiche in programma. Tutto questo è stato cancellato dalla pandemia con una ferocia spiazzante ed una indescrivibile e fredda crudeltà. Nel corso del primo lockdown io e Tatjana ci siamo parlati spesso per telefono ed eravamo convinti da sempre che il Festival avrebbe avuto luogo ad ogni costo, comunque, come ogni due anni da 12 anni a questa parte. Quando la seconda ondata ci ha sopraffatto non abbiamo perso quella convinzione: la Biennale doveva avere luogo. E’ stato un imperativo categorico, un segno di  lealtà nei confronti dei musicisti, dei compositori, del nostro pubblico e della musica stessa. Con lo streaming online i concerti hanno subito innumerevoli variazioni ma la qualità e l’originalità della programmazione non è stata messa in secondo piano.
Avremo la fortuna e l’onore di ospitare artisti del calibro di Ensemble Musikfabrik in una rara formazione di strumenti a ottone, il trio Estatico formato dalle tre viole di Ensemble Modern, Ensemble Recherche e Ensemble Intercontemporain, il celebre quintetto Slowind, il giovane pianista Erik Bertsch, il Colorado trio che si cimenterà in una esecuzione in streaming di quel Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen che due anni fa mi diede lo spunto su cui costruire l’idea primaria del Festival e ora divenuto  il simbolo della Biennale 2020 esprimendo la forza dell’amore per l’arte che va oltre ogni costrizione mentale e fisica. In questa settimana si concentreranno le forze di decine di artisti separati fisicamente ma uniti in modo ancora più forte dal desiderio di suonare nonostante il covid, nonostante la paura di un futuro che pare non arrivare mai.
Il Festival avrà luogo tutti i giorni dal 30 novembre al 5 dicembre: ci saranno interviste ai compositori in 4’33” dedicati a ciascuno di essi e il concerto in streaming online alle ore 19.
La Biennale Koper 2020 non è stata cancellata e questo per noi è molto importante!
 
Michele Marelli

 


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